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La Lingua Italiana dei Segni al Nido e nella scuola dell'infanzia

Uno strumento comunicativo che aiuta a fare chiarezza, rende più accessibile la comunicazione e stimola solide basi cognitive

Quando si parla di lingua dei segni in un contesto 0–6 va subito chiarita l'intenzione di non sostituire la parola, ma di aggiungere un canale comunicativo che, soprattutto nei primi anni di vita o in alcune situazioni che vedremo, è più gestibile e immediato rispetto alla verbalizzazione.

Le mani, lo sguardo, la postura, la direzione del corpo sono strumenti di comunicazione naturali già prima della comparsa delle parole. Inserire segni intenzionali in questa finestra evolutiva significa semplicemente rendere visibile ciò che il bambino sta già tentando di fare: chiedere, rifiutare, condividere, anticipare, aspettare.
La possibilità di costruire un ponte tra bisogno e relazione utilizzando i segni significanti della LIS, per quanto in una versione semplificata, permette di migliorare l'efficacia del bambino nei confronti degli adulti di riferimento.
E' possibile utilizzare alcuni segni della LIS come supporto alla comunicazione quotidiana. In termini tecnico-educativi, questo uso può essere considerato una forma di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA), perché aggiunge un canale visivo-motorio alla comunicazione e può compensare, anche temporaneamente, difficoltà espressive o fasi preverbali.
Soprattutto in situazioni di ritardo dello sviluppo del linguaggio parlato dovuto a cause patologiche o ambientali, poter disporre di una ulteriore opportunità di comunicazione può rappresentare un indubbio vantaggio.



La lingua dei segni è linguaggio: struttura, intenzione, significato

Le lingue dei segni non sono tutte uguali e non sempre sono immeditamente comprensibili. Sono lingue naturali complete, con tanto di lessico e regole precise. Anche quando si usano pochi segni in modo semplificato, il principio resta valido: il bambino impara che esiste un modo affidabile per associare un’intenzione (mangiare, non voglio, ancora, basta) a un segnale visibile e condiviso.

Questo passaggio ha un valore educativo molto grande, perché riduce l’improvvisazione e aumenta la prevedibilità relazionale. E per il bambino conoscere le conseguenze delle azioni compiute in una relazione è molto più rassicurante, perché avendo poca esperienza ogni conferma è importante.

 

Comunicazione precoce: prima arriva la mano, poi arriva la bocca

Parlando con i genitori, una delle paure più frequenti è che usare i segni ritardi il linguaggio parlato.
Ma se non ci sono evidenze in proposito, al contrario sembra che incoraggiare gesti simbolici possa sostenere lo sviluppo comunicativo e linguistico, soprattutto in termini di comunicazione intenzionale e scambio con l’adulto.

Detto in modo pratico: quando un bambino riesce a farsi capire, il circuito comunicativo si attiva in modo più intenso. Si ottengono risposte più coerenti dagli adulti, si riduce il senso di frustrazione e si rafforza la motivazione a comunicare. Questo è un contesto favorevole anche per la parola, che in situazioni di crescita normale arriverà contestualmente quando il bambino sarà neurofisiologicamente pronto ad esprimersi anche verbalmente.
In ogni caso se le ricadute positive sul linguaggio possono non essere sempre evidenti, restano molto chiari i benefici pratici e relazionali: il segno spesso migliora la vita quotidiana, e questo rappresenta indubbiamente una conquista.

 

Attenzione condivisa, turn-taking e stimolaione cognitiva nello sviluppo delle relazioni

La comunicazione efficace nei primi anni nasce dall’attenzione rivolta a un oggetto condivisa con qualcuno. E' una capacità che emerge molto presto e cresce grazie a scambi ripetuti e leggibili.

Il segno ha il vantaggio di essere visibile, in movimento, legato al corpo. Quando l’adulto segna e parla, offre al bambino un’informazione multimodale (suono + visione + movimento). Questo facilita l’aggancio e rende più semplice rispettare i turni di conversazione: guardo–capisco–rispondo (con un gesto, un suono, un’azione).
Le routine diventano più ordinate e la relazione più chiara, non solo riguardo al linguaggio. La capacità di guardare negli occhi e il corpo di qualcuno che si sta rivolgendo a noi, e non solo di ascoltare con le orecchie, rappresenta un esercizio eccezionale di attenzione, concentrazione, presenza, relazione e controllo. Molti più sensi sono coinvolti nella comunicazione, e quindi l'intensità del vissuto risulterà maggiore.

Inoltre imparare un segno non significa solo riprodurre un movimento.
Per segnare con efficacia è necessario:

  • creare un’associazione stabile tra un concetto e una forma (categorizzazione)
  • richiamare quell’associazione al momento giusto (memoria di lavoro)
  • adattare il gesto al contesto (flessibilità cognitiva)
  • coordinare intenzione e azione (funzioni esecutive in forma embrionale)

Nei bambini molto piccoli, questi processi si allenano meglio con esperienze concrete, ripetute e sociali. Nelle routine quotidiane, senza lezioni teoriche ma semplicemente vivendo la lingua, si può sfruttare il terreno ideale per sviluppare le modalità di comunicazione.

Quando, poi, si cresce in un ambiente che integra lingua parlata e segni in modo costante (bimodalità), la ricerca neurocognitiva ha rilevato che l’esperienza con una lingua segnata può modificare alcune funzioni percettive e linguistiche del cervello: l’esperienza linguistica visivo-motoria è un allenamento reale su canali attentivi e percettivi diversi.

 

Abilità motorie fini e prassie: mano, coordinazione, ritmo

La gestualità comunicativa non influisce solo sugli aspetti cognitivi: nei primi anni di vita le mani e la mente crescono insieme, e segnare implica l'attivazione di diverse abilità complesse:

  • coordinazione di dita e polso

  • controllo del gesto nello spazio

  • ritmo e timing (inizio, fine, ripetizione)

  • spesso imitazione (che è una competenza-ponte)

Questo non trasforma automaticamente i segni in un “esercizio di motricità fine”, e non è questo lo scopo. Però è un effetto collaterale utile: il bambino pratica sequenze motorie intenzionali con un significato, all'interno di una relazione affettivamente significativa. Rappresenta un allenamento molto più ricco di tanti esercizi “meccanici”, perché ha un obiettivo comunicativo immediato, motivato e gratificato.

 

Regolazione emotiva: meno frustrazione, più senso di efficacia

La possibilità di comunicare con maggior chiarezza si riflette sulla qualità delle relazioni molto presto. Una quota importante di crisi nei 0–3 non nasce da capriccio, ma dall'inefficacia comunicativa. Quando il bambino non riesce a chiedere o a rifiutare in modo comprensibile, l’emozione sale e risultano impossibili da gestire per un sistema neurologico ancora immaturo.
Il segno offre una via di uscita: rendendo l’intenzione leggibile prima che l’escalation prenda tutto lo spazio.

In pratica, un segno usato bene riduce i tempi di incomprensione, sostiene l’attesa (se l’adulto rispetta tempi brevi e coerenti) e rafforza la cooperazione (perché l’adulto risponde in modo più prevedibile).

È qui che si capisce perché, nel percorso base sull'uso della LIS al nido, che puoi richiedere gratuitamente scrivendo a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it., parole come attenzione, aspetta, pazienza, insieme valgono quasi più dei segni “di bisogno”. Sono segni che organizzano la relazione e che condiscono i rapporti, dando sapore e famigliarità alimentando sicurezza e fiducia.

 

Inclusione: un canale in più per chi ha verbalità ridotta

Il valore dei segni non riguarda solo il “bambino che parla tardi”. In contesti educativi 0–6, un canale visivo-motorio può essere utile anche per bambini con:

  • sviluppo linguistico disomogeneo

  • profili comunicativi fragili

  • bisogni comunicativi complessi

  • inserimento in realtà culturali differenti.

L'obiettivo educativo è semplice: offrire più di una strada per esprimersi riduce le dinamiche legate all'esclusione e aumenta la partecipazione. E un contesto che rende la comunicazione più accessibile, di solito, diventa più sereno e funzionale per tutti.

 

Un chiarimento necessario: segni sì, “prestazione” no

Il rischio più comune è trasformare i segni in verifica di quanto il bambino sappia fare il gesto, possa ripeterlo per perfezionarlo, lo segni perfettamente.
Questa impostazione spegne la spontaneità e sposta tutto sulla prestazione. 

L’uso più efficace è invece l’opposto: quando l’adulto segna dentro l’azione reale, con coerenza, ripetizione e poche parole, il bambino potrà osservare, apprendere e restituire il segno quando sarà pronto. Come per la verbalizzazione, a volte risponderà subito, altre volte immagazzinerà per settimane.
Entrambe le situazioni sono normali.

Per ottenere i migliori risultati possiamo piuttosto cercare di ottimizzare le condizioni dell'apprendimento:

  • coerenza dell'adulto: pochi segni, netti, chiari, giusti per la comunicazione

  • presentare parola e segno insieme (senza spiegazioni lunghe)

  • risposta dell’adulto rapida e congruente

  • attese brevi e sostenibili ma disponibilità a concedere il tempo al bambino

  • chiusure sociali (grazie, buono) per stabilizzare la relazione e offrire metasegnali che saranno utili anche quando arriverà la parola.

Questo articolo ci ha permesso di capire come la lingua dei segni, usata con intelligenza educativa, sia uno strumento capace di potenziare la comunicazione accessibile (prima delle parole e accanto alle parole), rafforzare attenzione condivisa e relazione, sostenere processi cognitivi di base (associazione, memoria, flessibilità), allenare prassie e coordinazione in modo significativo, ridurre frustrazione e aumentare senso di efficacia e inclusione nei contesti educativi.

In collaborazione con le strutture 0-6 La Piccola Coccinella di Pinerolo, La Mongolfiera di Moncalieri  e Al Boschetto di Torino abbiamo iniziato a sperimentare la Lingua Italiana dei Segni in una versione Semplificata in un progetto pilota. Per partecipare gratuitamente, come genitori, educatore o realtà educativa, puoi scrivere a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

 

E se ti va di leggere qualcosa di più:

  • Thompson RH et al., Enhancing Early Communication through Infant Sign Training (2007).

  • Gideon Salter et al., sviluppo dell’attenzione condivisa nei primi mesi (2025).

  • Karen Emmorey et al., neurocognizione e bimodalità segni/lingua parlata.

  • Università di Torino. (2025, 9 settembre). In UniTo il nuovo insegnamento in Lingua dei Segni Italiana LIS (collaborazione con Istituto dei Sordi di Torino; riconoscimento LIS).